Perle di Caresto

Storia di Guglielmo e Emanuela di manulina

Ho conosciuto mio marito Guglielmo nell’ottobre 1998.
Presentatomi da amici comuni, suoi colleghi di lavoro, mi colpì subito il suo modo di parlare , di ascoltarmi, che mi infondeva una grande serenità.
La nostra conoscenza si è approfondita nel tempo, continuando a frequentare gli stessi amici e coltivando le stesse passioni.
Tuttavia ciò che ci ha permesso di conoscerci meglio è stato un corso di ballo latino-americano iniziato quasi per scherzo insieme ai nostri amici e che si è svolto più di un anno dopo quel primo incontro.
Guglielmo mi ha raccontato la sua storia non subito, giustificando questa sua scelta con la spiegazione che questa parte della sua vita con tutte le sue implicazioni, faceva parte del suo intimo e non poteva essere un bigliettino da visita, richiedeva una conoscenza diversa, un’apertura più profonda e non una semplice parola “separato”.

Così abbiamo deciso di approfondire la nostra amicizia, frequentandoci più assiduamente fino a presentare alle nostre rispettive famiglie l’intenzione di costruire qualcosa insieme.

“So che sarà difficile, ma sento che potrebbe essere una buona occasione per entrambi per essere felici, e io non la voglio perdere”. Così iniziò la nostra storia.
“Ho sbagliato.” Mi disse. “La fine del mio matrimonio è stata causata da me quanto da lei”. Con questa umiltà Guglielmo mi ha raccontato in ogni dettaglio la sua storia, non per farmela giudicare, ma per farmi conoscere quali sono stati i pensieri, i fatti , le lacrime, che si accompagnano alla fine di una famiglia.

Il processo presso il tribunale ecclesiastico era già arrivato alla fine del primo grado che risultò “positivo”: quel matrimonio poteva essere annullato.
Questa situazione per me aveva dell’incredibile: io, animatrice ACR da 15 anni compagna di un separato, in attesa di annullamento !!!!

La cosa destò non poco scalpore fra gli operatori della parrocchia, compreso il parroco il quale con me, evitava l’argomento nonostante il mio costante desiderio di un suo consiglio.
Il procedimento di secondo grado risultò più lungo e difficile di quanto avevamo immaginato. Innanzitutto infatti il procedimento non venne ratificato sugli atti, ma venne riaperta l’istruttoria. Questo allungò moltissimo i tempi. L’interrogatorio del secondo grado che si è svolto a Firenze non fu interminabile: ho atteso Guglielmo per più di 4 ore nella sala di attesa del tribunale e la stessa attesa si è ripetuta per i familiari e gli amici coinvolti.

Circa un anno e mezzo dopo arriva finalmente il giudizio: “ Mi dispiace, mi disse l’avvocato al telefono, ho saputo che l’esito è negativo.”
Con poche e poco sentite parole, siamo stati liquidati. Non altro. Non un incoraggiamento, mai nessuno che ci sapesse dire come andare avanti.

A quel punto, per sposarci in chiesa, avremmo dovuto affrontare un terzo grado definitivo a Roma, ma con una previsione di durata di almeno 5 anni e una spesa intorno ai 15 milioni di vecchie lire.
In quel momento capimmo che la cosa più importante eravamo noi, il nostro amore, il nostro profondo desiderio di dar vita alla nostra famiglia senza più aspettare consensi, tribunali e processi inutili a pensieri e parole mai o forse dette, forse pensate , che potevano significare “chissà!”.

Decidemmo allora che per noi non era possibile procrastinare ulteriormente la nostra unione e decidemmo così di sposarci civilmente, in quanto credevamo nell’istituzione della famiglia, non accettando la convivenza come soluzione.

Andai dal mio parroco, per spiegare la questione: i miei ragazzi dovevano sapere, io non ero diversa , ma la mia vita e il mio cuore mi avevano portato fino a lì.
“Fai bene, mi disse, se ami quest’uomo devi fare così, non hai scelte: ma porta tutto questo lontano da qui, dai scandalo, troppe persone si chiederebbero perché sei cambiata, perché rinunci a tutto ciò che hai costruito finora e forse troppo pochi potrebbero capirti.”
Ma io non sono cambiata!!!! IO sono sempre quella!!!!
Il giorno di Natale, non c’era posto per me nel coro.

I miei ragazzi sono stati invitati alla nostra festa: qualcuno si è chiesto perché, e sempre quella voce ha risposto: “Non andate a quel matrimonio: condividere la sua gioia è condividere il suo peccato.”

Ma quale peccato? Quello di amare? Quello di cercare una risposta per ricominciare?

Ci siamo sposati il 16 febbraio 2002, 4 anni dopo quel primo incontro.
Due mesi più tardi ho scoperto di aspettare nostra figlia Ilaria: la gioia più bella, forse la risposta che aspettavamo.

Grazie alla comunità di Caresto, che abbiamo sempre frequentato fin dal nostro fidanzamento, siamo stati accompagnati nelle nostre scelte.
Preciso non compatiti, né tantomeno illusi della nostra situazione di “irregolari”: nessuno ci ha offerto sacramenti che non POSSIAMO ricevere, siamo stai semplicemente accolti, ascoltati, abbiamo trovato il modo per pregare fra noi e rinnovare ogni giorno il nostro grazie a Cristo per la nostra famiglia, perché il suo Amore sia d’esempio per noi.

Ilaria ha ricevuto il battesimo il 2 marzo 2003: la nostra scelta cristiana si è così rinnovata.
La nostra speranza, la nostra preghiera è quella di potere essere in grado di rinnovare la nostra fede per noi e per nostra figlia ogni giorno.

Difficile è stato essere allontanati.

Difficile sarà spiegare a Ilaria perchè lei può ricevere il corpo di Cristo.

Noi No.
 
Categoria: risposati
Letta 1893 Volte Preferita da 0 utenti Inserita il 18/05/2010

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